Oblivium

Mi ricordo ancora di quel vecchio.

Io ero solo un bambino, e lui un vecchio qualunque, piegato dal tempo fino ad assumere una postura storta e un incedere arrancante.

Però me lo ricordo bene.

Ricordo che quando lo incontravo la mattina nella piazza del villaggio, lui a comprare il pane e io a giocare con gli altri bambini, rispondeva al mio saluto con un cenno garbato della testa, e pronunciava un “Buongiorno” forte e un po’ ufficiale, come se lo stesse rivolgendo ad un adulto.

Ricordo che, nonostante il suo passo affaticato (- Queste sono le ferite di guerra – diceva sempre con tono orgoglioso), non mostrava quella tipica paura dei vecchi di andare in pezzi al minimo urto, cosa che li rende spesso scorbutici e intolleranti nei confronti dei bambini e dei loro giochi. Lui anzi sembrava partecipare discretamente della felicità che emanava da quei passatempi, di quella capacità di scovare la bellezza rintanata nelle più piccole cose che appartiene solo alle anime giovani. Lui non era incapace di riconoscere il suono di queste piccole gioie, come lo erano gli altri adulti, e in qualche modo sembrava portarne via un pezzetto con sé, come se il vigore di quella giovinezza contemplata potesse sostenere il suo passo incerto. Continua a leggere

Annunci